★ Costabona - medici sloveni ..

                                     

★ Costabona

Costabona è un insediamento di 252 abitanti del comune sloveno di Capodistria, situato nellentroterra dellIstria nord.

Si può raggiungere il Monte di Capodistria, prendendo la strada a destra per San Pietro dellAmata, la prima deviazione a sinistra conduce a Costabona, passando prima i ruderi della chiesetta di S. Elena.

Questo borgo è situato su un promontorio che si protende verso la valle, ad unaltitudine di 251 m, degradante pasteni parte coltivato a vigneto. Il promontorio è costituito, per lerosione a causa di due piccoli corsi dacqua che scorrono ai suoi fianchi, luno e loriente, ha detto Aguàr chiamato Aquaro e ora Supot. Provenienti dallalto, il paese offre in tutta la sua estensione, e il benvenuto è dato dalla grande chiesa dei SS. Cosma e Damiano, i santi medici. Il toponimo Castrum Bonae testimonia il sito di epoca romana, probabilmente di una fortificazione romana in cui, secondo unantica tradizione, fu eretto un tempio della dea della salute, Dea Bona, da cui ha esteso il nome al paese, anche dopo lavvento del Cristianesimo nei primi secoli d.C. ci è arrivata la pellegrini in cerca di guarigione.

Il lato occidentale del promontorio, sotto la città, è la zona archeologica dove sono stati effettuati gli scavi di ricerca. La Marchesetti sentito parlare di un castelliere sito al di sopra di Costabona. Egli è venuto per i patriarchi di Aquileia, nel 1028, a seguito di una donazione da Corrado II imperatore di Germania, e, nel 1186, in un successivo documento di donazione, verrà visualizzata con il nome di Costa Bonae. Si scopre che il nobile Verzi Capodistria ricevuto le decime di questa villa già dal 1211, Il villaggio, secondo il vescovo Tommasini, era chiusa, come un castello, con una vecchia porta, sorvegliata da una torre di difesa. Non ci sono tracce della torre, né del porto, ma nella relazione del podestà, il capitano Francesco Mauro di Capodistria, nel 1558, si legge che Costabona è stato rafforzato nelle sue opere di difesa, confermando così lesistenza della torre. Il Naldini, nel XVIII secolo, ricordate che le torri le fortificazioni erano in rovina. In quel tempo il paese era chiamato Castelbona. Immigrazione sloveno in questi territori, è stato consentito dai Veneziani nel XV secolo come una terra disabitata, per le guerre le pestilenze.

Questo interessante villaggio dispone di tre chiese, la prima, di cui sopra, è una costruzione in pietra arenaria corsi, con abside poligonale e un campanile con enorme guglia basso, appoggiato allabside. Su alcune pietre sono incisi i simboli le abbreviazioni riconoscimento degli scalpellini. La chiesa di SS. Cosma e Damiano ha porte e finestre in stile gotico, fu costruita nel 1446, come segnalato da una targa in marmo collocato in corrispondenza dellingresso sul lato. Sulla porta posteriore dellabside, cè la data del 1901, è stato sicuramente lanno della sua ristrutturazione. Circondata da cipressi, è recintata da un muro in pietra arenaria pilastri a sostegno di elementi decorativi, con il sagrato erboso di forma generale piazza dei francescani. Allinterno la chiesa è ben tenuto, con unabside costole e cinque altari in marmi policromi.

Al centro del villaggio è la semplice chiesa di S. Elia, con un piccolo campanile sul retro, costruita nel 1446. Larchitrave sopra il portale è ornato con sculture, questa è la presunta casa natale di SantElia, noto come "la piccola casa del Beato confessore Elio", lapostolo, protettore, il bambino di Capodistria, nonché discepolo di S. Ermacora. Fu trasformato in chiesa nel 1742 dal vescovo Agostino di conti Bruti. Allinterno si trova laltare barocco con la statua del Beato Elio.

La terza chiesa è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea Apostolo, 1456, eretta dal vescovo Gabrielli, larea del cimitero, si possono ancora notare le tombe nel cimitero di tappeto erboso, da cui la vista si estende a tuttattorno sopra la valle, con i villaggi del lato opposto, in piena vista. Divenne parrocchia dopo il break-up da Paugnano, nel 1460, per volontà del vescovo Gabrielli. Il Tommasini, nei suoi "Commentari" del XVII secolo, si informa che i paesi di Puzzole Puče e Plagnave sono stati sottoposti a questa parrocchia. La costruzione, in pietra arenaria, parzialmente intonacata, ha un campanile a vela sulla facciata, con abside poligonale di stile romanico. Sulla facciata è posta la data 1723, anno in cui la ricostruzione della stessa. Sul lato sinistro della chiesa verso il cimitero, cè una macabra scultura sotto una croce, raffigurante un teschio con due tibie incrociate. Allinterno della chiesa, gli antichi affreschi raffiguranti scene riguardanti il paese. Nel 1656 Baldassarre Corniani, il vescovo di Capodistria, tenuto curato di Costabona di cessare la celebrazione della messa in lingua slovena.

La campagna, secondo la descrizione del Tommasini, prodotti olio e vino ed era piena di mele, pere, castagne, ghiande e di legno, riflette esattamente la corrente, come se il tempo non fosse passato, grazie alla tranquillità del posto, laria buona che vi regna, e latmosfera che lo circonda. Le case del borgo antico sono in stile contadino istriano, con portici e scale esterne, case, piccole e rannicchiato, tutti in pietra arenaria e ingiallite dal tempo. Immediatamente al di sotto del paese, sul crinale a ovest, è una molla, un altro si trova a 1 km a nord-est.

Gli orsi vagato tra queste colline, anche nel XVII secolo. Il paese era sotto la giurisdizione di un zuppano, che ne ha curato anche Puzzole Puče e Plagnave e tutti e tre i paesi erano ancora nel XVII secolo, di proprietà dei signori Verzi.

Nel dopoguerra, il paese ha accolto anche le persone che emigrarono dallinterno.

Dalla chiesa dei SS. Cosma e Damiano, la sterrata che scende a valle, passando per la frazione di Crevatini, nelle vicinanze dove si incrocia la strada sterrata di fondovalle cera e un mulino alimentato dalle acque correnti del fiume Dragogna.

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